Su 100 Euro che l’Italia manda in Europa ne recupera una trentina.
Su 100 Euro che la Germania manda in Europa ne recupera oltre 120.
Così tutti insieme abbiamo restaurato la Germania dell’Est.
E l’Italia? Il suo meridione in perenne disastro? I suoi paesi costantemente afflitti dai terremoti? I suoi Beni Culturali e Archeologici che sono la culla della civiltà europea?
Dobbiamo diventare operativi e efficaci a Bruxelles e a Strasburgo.

 

ELEZIONI EUROPEE 2019

Il 26 Maggio vota +Europa

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Ho sempre sognato gli Stati Uniti d’Europa. Non credo quindi ad una Europa decisa solo fra Francia e Germania e neppure a quella dei 27 paesi nazionali attuali.
La Lombardia ha lo stesso numero di abitanti del Belgio ed è 20 volte il Lussemburgo. Il Veneto come PIL vale tutta la Polonia.
Ecco perché vorrei vedere nascere una Europa di una cinquantina di regioni come gli Stati Uniti d’America.
Solo così si formeranno i potenti Stati Uniti d’Europa.
Quest’Europa ha bisogno d’un piede nel Mediterraneo.
Ecco perché vorrei che avesse oltre Strasburgo e Bruxelles una terza capitale a Venezia, sede ideale per le commissioni che si occupano di cultura, di formazione e dell’alimentazione.

Philippe Daverio

 

 

Rispetto le opinioni di tutti, o quasi di tutti, purché rientrino nei parametri della vita civile e amo quindi potere esprimere anche la mia in questa confusa tornata elettorale.

Lo devo confessare, e lo confesso senza pudore, anzi con una certa ancestrale fierezza: sono europeista. Certo non sono affatto entusiasta dell’Europa d’oggi nella quale oscuri funzionari ben retribuiti a Bruxelles decidono la curvatura delle banane, vietano l’eccellente formaggio di fossa e la delizia del lardo di Colonnata. Certo sono critico dinanzi ad un’Europa che finge di fondarsi esclusivamente su parametri econometrici. Ma sono grato all’Euro che è stato capace di controllare la cupa inflazione che dominava l’Italia alla fine del secolo scorso premiando gli opulenti e falcidiando i risparmi degli onesti e il potere d’acquisto degli stipendi.

Vorrei una Europa capace di salvaguardare la complessità della sua formidabile eredità culturale e trasmetterla alle generazioni future. Per questo sogno una casa comune d’Europa nella quale il diritto allo studio, alla salute, alla pensione diventerà uguale per tutti. Vorrei un’Europa dove il fisco premesse con buon senso su tutti i suoi cittadini in modo analogo e equanime.

Ma vorrei soprattutto un’Europa nella quale le opportunità per tutti fossero paritetiche e le culture storiche rispettate ed esaltate. La forza di oltre quattrocento milioni di cittadini comuni proprio in questo consiste. La loro sicurezza e la loro prosperità non possono che essere il risultato d’un cammino comune.

Ecco perché sostengo un gruppo politico che oggi ancora è solo un manipolo ma già sicuramente il germe di ciò che deve diventare una élite etica suscettibile di risvegliare le coscienze dinnanzi al dilagare dei populismi d’ogni ritmo, foggia e colore.

Se da un lato il presidente Trump sostiene con arroganza “America First”, dall’altro sento il dovere morale, guardando la crescita smisurata della Cina, i drammi dell’Africa e della sua incontrollata migrazione, la fragile inconsistenza delle proposte politiche italiane, di dichiarare “Viva l’Europa forte e protagonista!”

Philippe Daverio

 

io voto +europa

 

Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani.
Altiero Spinelli nel Manifesto “Per un’Europa libera e unita” scritto nell’agosto del 1941 mentre era confinato dal governo fascista sull’isola di Ventotene.

Se l’Europa fosse un giorno unita nella condivisione della sua comune eredità, non ci sarebbe alcun limite alla felicità, alla prosperità e alla gloria delle quali i suoi tre o quattrocento milioni di abitanti potrebbero godere.
Winston Churchill all’università di Zurigo il 19 settembre 1946.

L’Unità dell’Europa era un sogno di pochi. E’ stata una speranza per molti. Oggi è una necessità per tutti.
Konrad Adenauer nel discorso al Bundestag il 15 dicembre 1954.